Milan, 2008
Stage: Competition / Winning Proposal
Clients: Confcooperative, Federabitazione
With: Giovanna Perretti, Giusy Ricci, Bernardina Borra, Demoarchitects




A residential satellite district becomes truly peripheral when it loses the sense of humanity that people instinctively associate with the idea of “home.” This condition generates what might be called an existential suburbanity, where distance from the city center is perceived as unbridgeable and the neighborhood remains locked in a monofunctional reality, detached from the urban fabric.
This proposal for cooperative collective housing in Milan seeks to counter that condition by physically and conceptually reconciling two opposing models of living. On one side lies the legacy of the functionalist city, shaped by CIAM housing standards and their rigid typologies. On the other side stands the complexity of contemporary life, where housing must accommodate a wide variety of users: singles, elderly residents, home-based workers, and precarious young people.
The project aims to embrace this diversity, integrating different forms and functions within a unified architectural framework. The new building is conceived as a synthesis of two distinct morphological footprints: the rational imprint of residential blocks and the industrial traces of the area’s former and existing factories. The result is a hybrid typology that reimagines the relationship between collective living, individual needs, and the evolving urban context.
Un quartiere residenziale satellite diventa veramente periferico quando perde il senso di umanità che le persone associano istintivamente all’idea di “casa”. Questa condizione genera quella che si potrebbe definire una suburbanità esistenziale, in cui la distanza dal centro città è percepita come insormontabile e il quartiere rimane intrappolato in una realtà monofunzionale, separata dal tessuto urbano.
Questa proposta di edilizia collettiva cooperativa a Milano cerca di contrastare tale condizione, riconciliando fisicamente e concettualmente due modelli abitativi opposti. Da un lato c’è l’eredità della città funzionalista, modellata sugli standard abitativi del CIAM e sulle loro tipologie rigide. Dall’altro lato c’è la complessità della vita contemporanea, dove l’abitare deve accogliere una grande varietà di utenti: single, anziani, lavoratori da casa e giovani in condizioni di precarietà.
Il progetto si propone di abbracciare questa diversità, integrando differenti forme e funzioni all’interno di un quadro architettonico unitario. Il nuovo edificio è concepito come sintesi di due impronte morfologiche distinte: l’impronta razionale dei blocchi residenziali e le tracce industriali delle fabbriche presenti e passate dell’area. Il risultato è una tipologia ibrida che reinterpreta il rapporto tra vita collettiva, esigenze individuali e contesto urbano in continua evoluzione.

